Punto panoramico lungo la Salita al Monte San Gabriele da Vratca

Salita al Monte San Gabriele

La salita al Monte San Gabriele (Škabrijel in sloveno) è una escursione sicuramente non impegnativa, diciamo quasi a portata di tutti. L’asperità si trova subito a nord-est di Gorizia e Nova Gorica, in territorio sloveno, a destra del Monte Sabotino. A fondo articolo si possono trovare i vari percorsi proposti, con tre partenze possibili per esplorare i dintorni e raggiungere la cima. La salita classica parte dal colle Santa Caterina – Kekec, dove c’è pure un ristorante che offre un panorama mozzafiato sulla piana di Gorizia.


Appena sotto si intravedono resti di mura antiche. Taluni studiosi pensano che possano appartenere a Noreia, un importante insediamento celtico. In alternativa si può lasciare l’auto a sella Vratca, che divide Ravnica dalla valle del Vipacco e Kromberk. Oppure a Preval, sulla strada che porta a Lokve, all’altezza del parcheggio dove è stato sistemato un monumento al generale dell’imperial-regio Borojevic.

Il San Gabriele durante la Prima Guerra Mondiale

Nel turbinio della undicesima Battaglia dell’isonzo, il 30 agosto 1917, alcuni reparti dell’esercito italiano riuscirono a penetrare, in parte, nelle postazioni difensive austro-ungariche sul Veliki Hrib (quota 526) , espugnando anche due caverne. Tra le unità italiane inviate il giorno seguente, a rinforzo degli assalitori, c’era anche la terza sezione della 293a compagnia mitraglieri , sotto il comando del tenente Fernando Caponi. Le sue impressioni, riguardo il sanguinoso campo di battaglia, le descrisse in modo pittoresco nel proprio diario.


Ogni pietra di questo monte è stata spezzata dalle bombe ed aspramente contesa durante il Primo Conflitto mondiale. Il Monte San Gabriele assieme al Monte Hermada, costituì l’ultimo baluardo dell’impero Austro-Ungarico, a difesa della città di Trieste. Il San Gabriele non fu mai completamente conquistato dalle truppe italiane. Negli scontri più aspri durante la undicesima battaglia dell’Isonzo, su queste cime si contarono non meno di 40.000 morti ed un numero almeno triplo tra feriti e dispersi.  La potenza di fuoco messa in campo dall’esercito italiano fu davvero impressionante tra il 17 agosto ed il 6 settembre 1917. Si parla di 700 pezzi di artiglieria di vario calibro che, per tre giorni consecutivi, riversarono circa 45.000 bombe sul Monte San Gabriele. La cima si abbassò di una decina di metri, causa la devastazione provocata dal fragore di tutte queste bombe.

Resistenza Austroungarica

Gli austriaci eroicamente riuscirono a mantenere le loro posizioni, trovando parziale rifugio nelle caverne scavate nel territorio carsico del Monte. Si può solo immaginare l’inferno di fuoco, fiamme, sangue. Il Monte San Gabriele, dai soldati, era tristemente soprannominato il Monte della Morte o l’Inferno in terra. Camminando da soli, su queste pietre si viene letteralmente pervasi da un senso di soffocante inquietudine misto a solenne rispetto per il luogo. Ecco la testimonianza del tenente italiano.

Racconti di guerra

“Quota 526, come ho accennato altre volte, fa parte del massiccio del San Gabriele e si trova precisamente a nord di quota 646 alla quale è unita dalla quota intermedia 552. Le tre grandi quote distano l’una dall’altra, in linea d’aria, dai 450 ai 500 metri congiunte da lievi depressioni del terreno. La quota 526 vera e propria lunga circa 250 metri e larga una cinquantina, é pianeggiante, pietrosa, con scarsa o nulla vegetazione ridotta a miseri pezzi d’albero.

Solcata per ogni senso da profondi camminamenti scavati nella dura roccia… sulla posizione, materiali di ogni sorta e qualità. Fucili rotti, baionette contorte, casse sventrate, proiettili inesplosi, indumenti,, tascapani laceri e insanguinati; elmetti, maschere di tutto un pò, mazze ferrate, cadaveri, cadaveri e cadaveri, ad ogni passo.




Quanti, Quanti morti ricoprono il terreno ammorbando l’aria con esalazioni putrescenti ? Sono migliaia gli uni sovrapposti agli altri, per tutto, nelle trincee, nei camminamenti, dentro le caverne, all’ aperto. Non ho mai visto un carnaio simile, e di morti ne ho visti tanti sui campi di battaglia. E’ un ammasso confuso di corpi, armi, gambe, braccia, spezzate, tutto nelle più strane forme, negli atteggiamenti più macabri e spaventosi. La truppa ha formato dei comodi ripari con i cadaveri, non è facile riconoscere i vivi dai morti, sono confusi gli uni con gli altri e con facilità si rivolge la parola ad un morto e si scambia per morto chi è vivo.
Ecco la guerra in tutta la sua mostruosità! Eppure gli animi non si abbattono, non tremano e non paventano. I vecchi soldati, usi a tanti orrori, se ne stanno comodamente seduti sui cadaveri, pacificamente fumando pipe o sigarette, mangiando saporite gallette e gustose scatolette di carne in conserva, parlando del più e del meno come se non fossero in guerra”.


Sono degne di nota anche le testimonianze, fornite dagli strenui difensori . Nei primi giorni di settembre del 1917, ai soldati austro-ungarici del Monte San Gabriele venne in soccorso anche il secondo Reggimento fucilieri di montagna di Lubiana. Il comandante del loro plotone d’assalto, Ferdo Wiegele, anche nel periodo dei più duri combattimenti annota scrupolosamente le proprie sensazioni in un diario. Di seguito il suo resoconto di due giorni di battaglia sanguinosissima.


Testimonianza di Ferdo Wiegele


5 settembre 1917
Il sentiero era terribile. Tra le scale giacevamo, non sapendo noi stessi dove metterci in mezzo al furioso fuoco d’artiglieria. Ero spossato non avevo dormito, per tutto il giorno ero rimasto senza bere, avevo una sete terribile.Dopo tanta fatica abbiamo raggiunto la terza compagnia, là per fortuna ho avuto un sorso di grappa dall’aspirante ufficiale Henke. A lui un grazie di cuore. In qualche modo mi ha rifocillato per poter, anche se con difficoltà,  proseguire. Quasi nessuna trincea, solo sassi.
Gli italiani attaccano di fronte, dai lati e da dietro. Così siamo circondati. Oltre a questo dalla Sveta Gora (Monte Santo) possono vedere tutto quello che ci accade. Ero tanto assetato che ho leccato il sudore dal mio berretto.



6 settembre 1917
La mattina attorno alle 6:00 primo attacco italiano che è durato tutto il giorno. L’abbiamo però sempre respinto con granate, bombe a mano mitragliatrici e fucili. Gli italiani per tutto il giorno, si radunavano e tentavano di conquistare le trincee . Io stavo a sinistra con altri 6 uomini, forti e senza paura. Loro sono andati avanti al momento dell’attacco, anche una seconda volta hanno insistito. Anche se erano feriti ed uno di loro morto. Ero già tutto insanguinato da altri, io non ero ferito anche se parecchie pietre mi avevano colpito.

Abbiamo tenuto la posizione e respinto il nemico con granate a mano. Ero tanto spossato che non riuscivo più a resistere e sono dovuto entrare in una caverna. Le perdite dell’intero giorno sono state enormi. La prima compagnia era rimasta con 5 uomini il mio plotone d’assalto con 3. Attendevamo il cambio, lo abbiamo richiesto ma non è successo nulla. Verso sera dal Monte Santo hanno iniziato a sparare con l’artiglieria di montagna. Ci ha distrutto ancora quel pò di trincee che erano rimaste, e ricoperto l’entrata alla caverna.
I cadaveri giacciono ammucchiati e la puzza è così terribile da non poterla sopportare.

Ad un occhio attento, specialmente sulla collina del Veliki Hrib, ancor oggi si riconoscono piuttosto facilmente i crateri dell’artiglieria. Ad ogni passo si scorgono i resti delle trincee. Dove ora passa il sentiero della pace Pot Miru, si possono trovare ancora pezzi arrugginiti e residui bellici. Dove c’era solo morte, ora sono cresciuti rigogliosi, gli alberi.

Pensieri

Penso che le loro radici affondano sulla terra grondante di sangue di quei poveri ragazzi mandati al macello in una guerra mai tanto assurda. Ci sono anche alberi caduti o ridotti a tronchi cavi. Tutto assume un significato spirituale e simbolico che trascende. Nel silenzio di oggi, spezzato solo dal muoversi delle fronde nel vento, in ogni momento sembra di risentire quell’assordante frastuono, le grida di assalto, le urla strazianti. I nostri piedi camminano sopra un luogo diventato sacro dal sacrificio umano di migliaia di persone, non possiamo mai dimenticarcelo.

La cima del Monte San Gabriele fu conquistata, per poche ore, da un plotone italiano del reparto d’assalto degli Arditi. A questo link trovate il resoconto dell’attacco di questi uomini valorosi. Di seguito alcune foto di ieri ed oggi. In cima al San Gabriele, gli amici sloveni hanno dislocato una torre panoramica che schiude lo sguardo a 360° e offre un panorama davvero appagante che spazia fino al mare e su tutte le montagne fino al Triglav.


I possibili percorsi di Salita al Monte San Gabriele

  • Salita versante sud da Kromberk
    Distanza totale: 5769 m
    Altitudine massima: 645 m
    Altitudine minima: 222 m
    Totale salita: 451 m
    Tempo totale: 01:23:52
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  • Direttissima alla cima dal Kekec 
    Distanza totale: 4623 m
    Altitudine massima: 650 m
    Altitudine minima: 307 m
    Totale salita: 390 m
    Tempo totale: 01:47:11
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  • Partenza da sella Preval
    Distanza totale: 4931 m
    Altitudine massima: 636 m
    Altitudine minima: 335 m
    Totale salita: 382 m
    Tempo totale: 01:16:44
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  • Salita da Vratca e discesa a Ravnica
    Distanza totale: 4470 m
    Altitudine massima: 636 m
    Altitudine minima: 401 m
    Totale salita: 300 m
    Tempo totale: 01:07:49
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  • Percorso circolare più ampio
    Distanza totale: 8101 m
    Altitudine massima: 630 m
    Altitudine minima: 208 m
    Totale salita: 563 m
    Tempo totale: 01:47:19
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