Monte Ermada

Tempo Lettura: 4 min

Il percorso qui proposto per l’esplorazione del Monte Ermada, parte da Medeazza (frazione di Duino Aurisina). E’ una piacevole passeggiata / escursione, adatta ad un pubblico abbastanza ampio, considerato il dislivello abbastanza contenuto. Le stagioni preferibili sono sicuramente autunno, inverno e primavera. Il terreno è indubbiamente tipicamente carsico.


Distanza totale: 6897 m
Altitudine massima: 317 m
Altitudine minima: 145 m
Totale salita: 369 m
Total time: 01:46:07
Scarica

Il massiccio dell’Ermada (anche Hermada o Grmada) fu un osservatorio di artiglieria strategico per l’esercito austro-ungarico durante la Prima Guerra Mondiale. Oltre le paludi del Lisert, bonificate solo dopo il primo dopoguerra, divenne, sostanzialmente, la protezione alla città di Trieste. Quindi a tutti gli effetti,sbarramento invalicabile agli assalti italiani nelle dodici Battaglie dell’Isonzo assieme al Monte San Gabriele sopra Gorizia.

La dorsale del monte Ermada, così come la linea parallela del monte Cocco poco più ad ovest, sono luoghi dove poter trovare osservatori blindati, eretti in cemento armato.


Dal Diario del tenente Fritz Weber

“….Getto uno sguardo fuori dalla trincea. Gli italiani vengono. Sono già vicinissimi e in molti, corrono nonostante il pendio sia assai erto. Alla prima ondata altre ne seguono. Un infernale fuoco di fucileria li accoglie. Una mitragliatrice entra in azione, una seconda, una terza. Essi hanno già delle perdite, ma lasciando dietro una fila di punti neri inanimati, avanzano sempre….. Ad un tratto una nube nera si alza in mezzo alla massa degli attaccanti. I mortai che sono in posizione dietro l’Hermada lavorano. Nell’immenso cratere scavato dall’esplosione sono distesi cadaveri a decine….. Il fuoco di sbarramento….distende una cortina di morte fra gli attaccanti e le loro posizioni. Trattenuti dagli ultimi resti di reticolato, impigliati in essi, gli italiani vengono raggiunti dalle prime bombe a mano.

….quadri, quadri…..uomini in posizioni grottesche che si insinuano fra i reticolati, piccole nubi di fumo tra essi, gambe troncate, moncherini che si agitano, cadute fulminee. Un italiano ha lasciato cadere a terra il fucile e, con le mani davanti al viso, continua a procedere barcollando; al collo gli penzola la maschera antigas e una striscia di sangue gli riga le maniche e il petto. Cade a un tratto su un groviglio di filo di ferro spinato e le sue mani tastano il terreno. La faccia ora scoperta, è ridotta a un’informe massa sanguinolenta…..

Improvvisamente sulla nostra destra grandi matasse di fumo nero salgono ad oscurare il sole, che ci appare come uno sbiadito disco giallo. Un soffio di aria infuocata investe le mie mani e il viso. Attraverso il fumo giungono urla di dolore.

Lanciafiamme. Si sente un odore di carne bruciata, di benzolo, di panni incendiati. Il frastuono è cessato di colpo. In mezzo al fumo che si dirada vedo correre un paio d’uomini con i vestiti in fiamme: cadono e si rotolano gemendo per terra. Provenienti dalla nostra destra alcuni soldati traversano la trincea. L’uomo di punta, il viso tutto nero di fumo, tiene nelle mani il tubo del lanciafiamme, la cui punta brucia ancora. Il gruppo passa sopra i caduti e scompare. Un secondo più tardi una nube nera si alza alla nostra sinistra.

….Chi se ne sta allo scoperto è in ogni modo perduto. La notizia del fallito attacco è già corsa attraverso i fili del telefono……Dopo dieci minuti, il bombardamento dell’Hermada ricomincia, più violento di prima…..”

Sulla cima dell’Ermada

Sulla cima dell’Ermada non si è mai combattuto, i combattimenti veri e propri delle fanterie si sono svolti ai piedi del monte, oltre il vallone di Brestovica, sul monte Flondar, Jamiano. L’esercito italiano mai si spinse oltre Selo na Krasu. Ben oltre quindi alla linea K austroungarica che portava fino a Castagnevizza del Carso.



Il monte Ermada è, di fatto, l’unico luogo sul Carso triestino dove si possono vedere le trincee così come le hanno lasciate gli austriaci a guerra finita.

Resti di guerra

L’esercito italiano mai giunse fin quassù e quindi tutti i sistemi per “intrappolare” ad ondate i vari assalti, ad un occhio attento, sono ancora perfettamente riconoscibili. L’area dell’Ermada fu una delle tre aree proposte dal Ministro della Guerra per essere consacrate, con il Monte Sabotino ed il Monte San Michele.


Cartina con sentieri

Sul monte Cocco è stato fatto un lavoro di messa in sicurezza delle casematte, il tutto secondo dettami della Soprintendenza. Il sentiero segnalato con pallini gialli, parte dal Monte Cocco per arrivare dal Monte Ermada e, seguendolo, si possono percorrere trincee, passaggi sotterranei.


Parliamo quindi, di un vero e proprio museo a cielo aperto. Camminamenti, casematte, punti di osservazione, gallerie, trincee e caverne riadattate alle necessità belliche.

Ultimo Baluardo

Specie dall’anticima dell’Ermada si capisce l’importanza strategica di queste alture. Un baluardo di fronte a tutte le colline carsiche che conducono fino a Trieste e al suo porto asburgico, lo sbocco navale più importante dell’Impero sul Mare Adriatico.


Il racconto dello storico Roberto Todero

Sulla cima dell’Ermada troviamo ancora una basamento in cemento risalente alla guerra fredda costruito quindi dopo la seconda guerra mondiale. Non va scambiato con un resto della prima guerra, dove di fatto sulla cima dell’Ermada non c’era nulla, nè artiglierie ne cannoni. La cima infatti, si trovava scoperta al tiro della dell’artiglieria italiana e regolarmente e pesantemente bombardata dalla stessa.

Nel sito europeana 1914-1918 è possibile fare una ricerca specifica, per trovare foto storiche scattate durante il conflitto dall’esercito imperial regio. Una volta di più, si evince come il Carso fosse una distesa infinita di pietre, non verde e lussureggiante come lo vediamo oggi, ad un secolo di distanza.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *