Pini Mughi e Larici scendendo verso Casera Cregnedul

Salita al Monte Cregnedul

Tempo Lettura: 5 min

Incuriosito dai percorsi proposti in modo magistrale da Sentieri Natura, mi frullava da un bel pò la salita al Monte Cregnedul, sopra Sella Nevea. Mi sveglio di buon’ora, sono ancora in versione “legale” e non “solare” e decido su due piedi che oggi potrebbe essere il giorno giusto. Le gambe non sono al massimo, ieri sono stato a Verona con Roberto, Manuela e Tiziana, in una giornata davvero splendida in loro compagnia. Guardo le previsioni meteo, deduco che lunedì inizia la stagione delle piogge, quindi oggi o mai più per quest’anno.

Partenza da Sella Nevea

Lascio il macinino nel parcheggio dinnanzi alla pista da sci ora dismessa, dopo la caserma della Guardia di Finanza e alle 9.40 metto in moto le mie gambe. Salgo in direzione Casera di Cregnedul. Mi fanno compagnia per un bel tratto, due ciclisti austriaci, che sulle loro mountain bike hanno un bel da fare per non mettere il piede a terra. Ad un certo punto vedo il cartello per le casere e taglio nel bosco. Perdo per un attimo la traccia e mi ritrovo sopra degli alberi caduti. Anche un signore sulla sessantina ha smarrito la traccia e mi consiglia di tornare indietro. Dopo un pò di tree climbing, rivediamo i pallini rossi e siamo di nuovo sulla retta via. Saluto il signore di Ampezzo (con un friulano/cargnello piuttosto stretto) che si lamenta per il suo ginocchio acciacciato.

Arrivo ben presto a Casera Cregnedul di Sopra, non vedo auto e mi sembra che sia tutto chiuso. Speravo di fare una breve sosta mettendo sotto i denti qualcosa, sarà per l’anno prossimo. Continuo sul sentiero che trovo oltre il capitello sopra la casera e mi immergo nel bosco. Mi ritrovo presto su di un ampio slargo dove ritrovo anche i due mtbikers austriaci stremati. Mi sa che sono già cotti a puntino, non so come siano arrivati fin quassù, smadonnando in italiano naturalmente… Prendo la deviazione a sinistra dove leggo Cregnedul in giallo sopra un masso. Il sentiero è immerso nell’ombra di un bellissimo lariceto. Ma dopo poco gli alberi diventano sempre più radi, causa forse di una zona soggetta a valanghe e slavine.

Sui pendii erbosi della Plagnota

Il caldo si fa piuttosto intenso, tolgo la maglia da ciclista e resto in t-shirt. Dopo ancora un pò di salita a zig zag, sono le 11.00 e decido che è ora di rifocillarmi con una breve sosta. Scendono due guardie forestali, li saluto e chiedo loro se per caso abbiano visto stambecchi... Mi rispondono che “La colonia che, normalmente, popola la sommità della Plagnota, da qualche settimana deve essersi spostata altrove”… Peccato…. Avrei tanto voluto far loro qualche foto…

Resti della Prima Guerra Mondiale

Riprendo a salire, sulla vecchia mulattiera della Prima guerra Mondiale… In certi punti il sentiero risulta un pò rovinato, ma si riesce sempre a ritrovare il percorso, aiutandosi anche con i bollini rossi che si trovano qua e là. Si sale sempre zigzagando e arrivo sui prati scoscesi della Plagnota. Finalmente un pò di vento fresco, si sta che è una meraviglia. E poi un panorama stupendo si schiude dinnanzi a me. Il Gruppo del Canin nella sua intierezza e a destra vedo anche il Picco di Grubia, oggetto di una bellissima escursione del mese di settembre. Intravedo anche il Rifugio Gilberti, chissà chi suonerà il prossimo anno lassù?

La salita al Monte Cregnedul a tratti noiosa, si fa più dura quando la mulattiera si approssima alle pareti che scendono ripide dalla cima. Ripongo la massima attenzione in alcuni passaggi esposti e incrocio due scarpinatori austriaci che stanno scendendo. Chiedo in inglese quanto manca ancora per la vetta, mi rispondono “Ten minutes, immer geradeaus und dann rechts“… Speravo vivamente mancasse meno, sono quasi allo strenuo delle forze… Il sentiero è molto rovinato e piuttosto ripido. Arrivo finalmente alla Forcella Cregnedul..

Da Sella Cregnedul

Mi affaccio come fosse una finestra nel vuoto, per un attimo e resto folgorato dal panorama che si schiude… Un mare di pietra sotto di me, sentieri alpinistici scavati su cenge esposte, il tutto è a dir poco impressionante… Le Alpi Giulie nel loro splendore selvaggio ed incontaminato. Seguo con gli occhi le varie vie e intravedo il sentiero alpinistico Anita Goitan e il Cerio Merlone. Certo che ci vuole un bel fegato per farli, no non sarò mai in grado di munirmi di imbragatura e fare ferrate… Troppo stressante e troppo alto il livello di attenzione che bisogna mantenere… E poi fisicamente non si può improvvisare, dovrei mandare giù un bel pò di panza e poi francamente mi approssimo ai cinquanta…

Il panorama dalla cima

Il Monte Cregnedul è a destra (rechts) però non ci sono segni e così vado “a naso”, lungo un canalino detritico, mi aiuto con le mani un pò in arrampicata e in breve raggiungo la cima. Qui trovo un ometto e resti di postazioni militari. La cima assomiglia molto al Vrh nad Peski, il panorama è diverso ma indubbiamente straordinario ugualmente. Sono in mezzo a tante montagne che fatico a distinguere. Mi aiuto con la carta… La Punta Plagnis, Le Cime Castrein, lo Jof Fuart. Anche il campanile di Villaco sotto di me.. Poi la Cima di Riofreddo, del Vallone e di Riobianco. Poco oltre il Mangart e lo Jalovec. L’altimetro segna quota 2364, per un dislivello positivo di 1200 metri… Sono contento di avercela fatta, finchè le mie gambe me lo permettono, devo approfittare di giorni così. Vorrei tanto non prendere la “divanite poltronosa“, una malattia terribile, ad una certa età irreversibile, vorrei rimanerne immune ancora per un bel pò…



Mangio un panino con la marmellata di pesconoce (super artigianale!!!) e una mela golden, sorseggio un pò d’acqua dalla mia borraccia… E’ tempo di scendere, perchè più sù non riesco ad andare… Zaino in spalla e giù fino alla forcella, dove incrocio un escursionista tedesco munito di caschetto e imbragatura per ferrata che è appena sceso dal sentiero attrezzato Ceria Merlone… Mi chiede “What does it mean “non seg – nalato”… fatico un pò e poi vedo che mi indica un cartello, ahhh…. “non segnalato”, nizzica… yes of course not signed… Mi risponde ok! e mi chiede se la ferrata finisce qua. Gli rispondo che non so, poi gli dico che io ho fatto la Salita al Monte Cregnedul da Sella Nevea ma forse la ferrata dovrebbe continuare oltre la sella scendendo… dopo un pò lo vedo scomparire lungo il cavo di ferrata… che brividi… Subito arrivano altri due alpinisti che lo raggiungono…


per chi non soffre di vertigini

Ritorno

Rifaccio il percorso di andata e in breve ritrovo anche i due camminatori austriaci. Stanno facendo un servizio fotografico e catalogazione sui resti della grande guerra e sono fermi a scattare foto… Vorrei tanto fermarmi a parlare con loro, ma decido di scendere, sono ancora troppo in alta quota per i miei gusti… Ripercorro il sentiero di andata, facendo qualche passaggio alternativo e dopo un’oretta di discesa sono di nuovo in mezzo ai larici. Penso che sia la stagione più bella per immortalarli e così approfitto per scattarvi qualche foto. Mi sarebbe tanto piaciuto incontrare anche gli stambecchi, ma oggi niente da fare, chissà dove saranno ora, penso… Scendo ripido nel bosco e con i piedi che mi fanno male e i polpacci quasi distrutti vedo finalmente il parcheggio dove riconosco la sagoma della mia occhi a mandorla S-Cross…



Anche per oggi, ce l’ho fatta… La Salita al Monte Cregnedul è un percorso sicuramente interessante, diciamo che il Picco di Grubia dal Rifugio Gilberti forse lo è ancora di più… I colori autunnali però mi hanno ricompensato della fatica che ho dovuto sopportare. Certo sarebbe ancor più accattivante che il sentiero fosse segnato meglio e/o magari numerato dal CAI così da renderlo fruibile ad un pubblico più ampio possibile… Però secondo me, è bello anche così com’è ora, un pò all’avventura, come piace a me…


Distanza totale: 9759 m
Altitudine massima: 2364 m
Altitudine minima: 1163 m
Totale salita: 1343 m
Total time: 04:35:03
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