Pensieri sulla Bosnia

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Pensieri sulla Bosnia

Alla fine di un viaggio, spesso vien voglia di provare ad immaginare quale potrebbe essere il futuro del luogo che si è appena visitato; eccoci quindi ad esprimere un pò di Pensieri sulla Bosnia.

La Bosnia è Europa.

Poniamoci quindi qualche domanda. La Bosnia può essere considerata Europa? La risposta non è così immediata e semplice da dare. La gioventù di Sarajevo é simile a noi, veste abiti casual. Poche sono le ragazze che portano il hijab, praticamente nessuna il niqab. In periferia, nei paesi di montagna, ma anche a Mostar é, sostanzialmente diverso. La maggioranza delle donne indossa il velo. Ci siamo fatti qualche idea, anche se parziale e sicuramente non argomentabile con ragionamenti profondi.

La voglia di essere diversi

Potrebbe essere per una sorta di reazione al mondo occidentale. La fede nella religione islamica. Ma anche e forse per una volontà intrinseca di rimarcare la diversità. Una sorta di difesa personale in un territorio che, potenzialmente, sembra ritornare ostile o che ripotrebbe disgregarsi ulteriormente. Lungo la strada tra Medjugorje e Mostar, abbiamo intravisto, nei cortili delle case, molte bandiere croate. Sopra la collina di Mostar, sulla destra orografica della Neretva, è stata eretta una croce enorme, illuminata anche di notte. Si percepisce un forte desiderio di autonomia da parte dei croati di Erzegovina. La divisione in due entità, derivante dagli accordi di Dayton, ha prodotto uno spezzettamento del territorio che non segue i confini naturali. La parte croata non è, di fatto, rappresentata da un’entità politica, sul territorio, come invece le parti Bosgnacche e Serbe.

Tre Presidenti per uno stato

Ci si chiede, come può svilupparsi uno Stato che ha come Presidente ogni anno una persona diversa? Per il principio dell’alternanza, la massima carica istituzionale, é coperta a turno da un bosgnacco, un serbo ed un croato. Ci sono 17 cantoni, ognuno con il proprio governo e polizia. A Sarajevo ci sono due sindaci e due polizia.

Le strade

La Bosnia ha fame di vie di comunicazione che la colleghino all’Europa. Ma anche al Mar Adriatico. Le autostrade sono in costruzione. Mancano, probabilmente, i soldi per portarle a termine, o anche la volontà politica per terminarle. L’asprezza del territorio, di certo non aiuta.  Tanti sono i tunnel e trafori che devono essere ancora scavati, con il costo delle opere che lievita. Il problema principale è sicuramente economico. Mancano le risorse. E l’Europa non è interlocutrice affidabile. Attraverso una specie di Piano Marshall, avrebbe potuto e dovuto intervenire. Ma, come durante la guerra in Jugoslavia, troppi sono ancora gli interessi contrastanti. La Croazia é l’alleato storico della Germania. Francia e Inghilterra, invece, strategicamente, sono sempre stati più vicini alla  Serbia.

Svrzina kuća
Svrzina kuća a Sarajevo
Svrzina kuća a Sarajevo
Svrzina kuća a Sarajevo

Il vuoto viene colmato

E così, come accaduto in Iraq, in Libia ed in Siria, il vuoto politico, viene colmato in qualche altro modo e da qualcuno. I Turchi e Sauditi si stanno comprando tutta la Bosnia, almeno la parte musulmana. Ma mentre per i primi, di fatto, rappresenta solo un ritorno, dopo secoli di dominazione, per i secondi (gli arabi della penisola arabica) va fatto un discorso diverso. Si vedono moschee, nuove, di un bianco accecante, sovradimensionate, disseminate anche nei villaggi più piccoli e irraggiungibili. Dove forse nemmeno esistevano prima. La loro costruzione é stata sovvenzionata per gran parte da quegli Stati. Nulla a che vedere con la perfezione ed armonia turca che troviamo ad esempio in Svrzina kuća a Sarajevo.

Le nuove moschee arabeggianti

A mio modo di vedere, l’architettura delle nuove moschee, oltretutto, non è inserita nel contesto naturale e storico del paesaggio bosniaco. Le moschee della Baščaršija a Sarajevo, sono perfettamente inserite nelle vie della città. Sono quasi nascoste, ai margini. La gente che ci va in preghiera, sa comunque dove sono. A volte si scende alcuni scalini per potervi accedere. Le nuove moschee nei dintorni di Sarajevo o verso Mostar, sono invece poste, molte volte, in posizione dominante sui villaggi. Hanno uno stile che poco appartiene a quello tipico turco-ottomano, della Bosnia. Secondo il mio modesto punto di vista, sono un tentativo di sopraffazione su una realtà storica che aveva radici diverse. Personalmente sono molto preoccupato per questa forma violenta di “arabizzazione”. Sostanzialmente, non può essere escluso, che gli stessi soldi che sovvenzionano il sedicente Califfato, non arrivino anche in Bosnia. Anzi.

Il potenziale naturale

Lago di Jablanica
Lago di Jablanica

La Bosnia ha un potenziale naturale non indifferente. Ma il problema delle mine inesplose e ancora disseminate nel territorio, è sicuramente tragico. Ci sono ampie aree ancora off-limits. Per la bonifica ci vorrebbero stanziamenti, ma ancora una volta, l’Europa si gira dall’altra parte. Preferisce starsene a Bruxelles a ridere e a bere. Il risvolto della medaglia ci dice però che l’inquinamento dell’ambiente è molto limitato. L’acqua sgorga abbondante e di qualità molto buona in ogni zona del Paese. Il verde è lussureggiante, l’aria è salubre. Insomma la Bosnia sarà per qualche ragione il paese del miele e delle api? Tutto questo potrebbe dare impulso ad una agricoltura e ad un turismo eco-sostenibile da far invidia a molti paesi europei.

Le ferrovie “estive”

Certo, prima di ogni cosa, è necessario ammodernare le infrastrutture di comunicazione. La Bosnia avrebbe anche una rete di trasporto ferroviario. In realtà però non ci sono treni, se non stagionali. Abbiamo potuto appurarlo direttamente di prima persona, quando, i primi giorni di giugno, siamo entrati nelle stazioni fantasma di Sarajevo e di Mostar.

Sretan Put (buon viaggio) nella stazione ferroviaria di Sarajevo
Sretan Put (buon viaggio) nella stazione ferroviaria di Sarajevo

La Bosnia è una terra che davvero  ti lascia dentro qualcosa, che ti contamina. Cos’è che la rende così particolare?  La storia l’ha plasmata. L’incrocio di genti diverse. Questo dovrebbe essere o tornare ad essere il suo tratto costitutivo e distintivo. In realtà, ho tanta paura che i nazionalismi, stiano remando in direzione opposta. L’Europa potrebbe rivestire una funzione fondamentale, se fosse presente.

Il roaming extracontinentale

La Bosnia, deve far parte dell’Europa, non può restarne fuori. Per intanto, abbattiamo almeno le tariffe del roaming. Per chiamare dalla Bosnia in Italia, la spesa è la stessa che si sostiene quando si è in Cina, Thailandia o Venezuela. Il che è tutto un dire.

Ritorno degli emigrati

Sarebbe fondamentale anche per far crescere la voglia di ritornare nel loro paese, per tutti gli emigrati, sparsi nel mondo. Il loro Paese ha bisogno di loro per poter rinascere. La Bosnia Erzegovina ha bisogno delle capacità imprenditoriali acquisite all’estero, del coraggio e della forza di questi giovani, per far emergere in tempi brevi, tutto il suo potenziale.

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