cartello di divieto a Sarajevo

Trekking a Sarajevo

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Trekking a Sarajevo

Fare Trekking a Sarajevo è un’attività molto interessante e potrebbe venire sviluppata fino a diventarne un binomio inscindibile. Le montagne che circondano la città offrono numerose occasioni per camminate, consentendo avventurose esplorazioni in una natura ancora piuttosto selvaggia. Abbiamo deciso quindi di approfittare dell’occasione. Scarpe da trekking ai piedi, lasciata la guest House Toplik, prendiamo  la prima strada che sale.

Alifakovac Groblje e la Miliacka verso il Ponte Latino
Alifakovac Groblje e la Miliacka verso il Ponte Latino

Personalmente, queste foto mi provocano un mix di emozioni, contrastanti. Quelle predominanti sono però una sensazione di pace e nello stesso tempo di funzione “educativa” per i vivi. Vedendo quelle macchie bianche tra il verde e tra le case, la morte è sempre presente a monito delle persone che le vedono. I nostri cimiteri vengono dislocati ai margini delle città, quasi per dimenticarci della morte.

Alifakovac

Dopo cinque minuti di salita, ci troviamo subito dentro il cimitero di Alifakovac, praticamente inurbato come tanti altri a Sarajevo. Tutte quelle steli bianche, l’erba tra le tombe. Tante date comprese tra gli anni 1992 e 1996 e anche dopo. E la città che spunta tra le pietre. E’ una sensazione che si vive solo qua. Il confine tra vita e morte è così sottile a Sarajevo. E Sarajevo ingloba, accoglie come una madre che vuole attorno a sè tutti i suoi figli. I vari Groblje (cimiteri) sono parte integrante della città. Tutto questo fa pensare continuamente alle vite spezzate, anche tragicamente in quegli anni dell’assedio. Le tombe sono disseminate seguendo le asperità del terreno. Dall’alto, sembra che veglino i vivi che ai loro piedi si affannano nella vita di ogni giorno.

Oppure, vengono creati sacrari, dove implotonare tutti gli “eroi di guerra” per propaganda militare. A Sarajevo invece è tutto insieme, non c’è confine. Il cimitero è aperto ed è diventato parte stessa, fondante della città.


Kozija ćuprija

Continuamo il nostro cammino in saliscendi ed in picchiata ci caliamo fino a Kozija ćuprija il ponte delle capre. E’ un manufatto costruito ancora dai turchi, collegamento indispensabile sulla strada che portava a Istanbul. Proseguiamo su strada asfaltata, al fresco dell’ombra degli alberi e con il suono della Miljacka  a tenerci compagnia.

Bijela Tabija e Kozija ćuprija
Bijela Tabija e Kozija ćuprija

Distanza totale: 6873 m
Altitudine massima: 694 m
Altitudine minima: 528 m
Totale salita: 360 m
Total time: 02:48:33
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Fortezza Bianca e Fortezza Gialla

La fortezza gialla, è un luogo dove durante le sere, nel periodo del Ramadan, si svolgono feste e banchetti.

Ad una curva, decidiamo di prendere una traccia di sentiero (nascosta dai rovi). Saliamo rapidamente il declivio, e raggiungiamo dopo una decina di minuti Bijela Tabija – la Fortezza Bianca di Sarajevo. Nell’ultimo tratto vediamo spuntare un branco di caproni, che si spingono fino agli speroni più impervi. Li immortaliamo, con Sarajevo sullo sfondo. Lasciamo a destra la Višegradska kapija, una delle storiche porte di accesso della città. Scendiamo quindi di nuovo in città, attraversando Vratnik e altre Mahale (quartieri) che come petali di uno stesso fiore, si dipartono dalla Bascarsija, il nucleo di Sarajevo. Raggiungiamo quindi la fortezza gialla Žuta tabija. Il panorama che si può godere da quassù è veramente impagabile.

Panorama di Sarajevo dalla Fortezza Gialla (Žuta tabija)
Panorama di Sarajevo dalla Fortezza Gialla (Žuta tabija)
cartello di divieto a Sarajevo
cartello di divieto a Sarajevo

Alla sua entrata abbiamo fotografato un cartello, che non lascia spazio a tante interpretazioni fuorvianti.. diciamo che da quelle parti , più di qualcuno, invece di portare a passeggio il cane, va in giro con un cannone al guinzaglio  😀🤣…

Il Mercato Markale

Scendiamo quindi di nuovo in città. Un passaggio in mercato, Markale, per fare scorta di frutta ultra vitaminica. Quel mercato che ha come sfondo un tabellone rosso con dentro incisi a ricordo, tutti quei nomi di persone assassinate nelle due  stragi perpetrate durante l’assedio. Quella del 5 febbraio 1994 (68 morti e 144 feriti) e l’altra del 28 agosto 1995 (43 morti e 75 feriti). Di povera gente che, come noi, andava a cercare qualcosa da mangiare in quei terribili e interminabili 1425 giorni.

Mercato di Sarajevo
Mercato di Sarajevo

Città delle “Rose”

Sarajevo città delle rose
Sarajevo città delle rose

Quante bombe hanno seminato morte e distruzione. Sarajevo è la città delle “rose”. I crateri delle bombe sull’asfalto sono stati dipinti con vernice rossa, per non dimenticare. Tante volte non ci si fa caso e li calpestiamo inavvertitamente.

Monte Trebevic

Dopo pranzo decidiamo di andare ad esplorare la parte opposta. Onde evitare una sfacchinata sotto il sole cocente, prendiamo un taxi al Ponte Latino e ci facciamo scaricare a Dolovi. Siamo già ad un’altitudine di circa 800 m s.l..

Sarajevo dal Trebevic e dalle colline sottostanti
Sarajevo dal Trebevic e dalle colline sottostanti

Da qui puntiamo verso il monte Trebevic, dove erano appostati i cannoni che bombardavano Sarajevo. Lungo il tragitto ci sono ancora i “cadaveri” di alcune case, che sicuramente furono utilizzate dai cecchini.

Pista da bob

Appena sotto al Monte Trebev, c’è la pista da bob, delle Olimpiadi Invernali del 1984. Tre kilometri di curve di un manufatto di cemento che ha resistito al tempo.

Trekking a Sarajevo - La pista da bob delle Olimpiadi di Sarajevo del 1984
Trekking a Sarajevo – La pista da bob delle Olimpiadi di Sarajevo del 1984

Ora la pista è diventata una specie di East Side Gallery berliniana. I graffitari ne hanno preso possesso. Abbiamo percorso qualche kilometro, dentro la pista e, ancora una volta, abbiamo provato delle emozioni contrastanti.

Lontano si sentono ancora le lamine di quei bob che hanno corso, lungo quelle curve paraboliche. La eco di voci felici, di quelle persone che erano assiepate alle tribune per assistere allo spettacolo sportivo. Gli applausi.  I giornalisti, le troupe televisive di tutto il mondo.

E poi a distanza di nemmeno otto anni, quello stesso posto trasformato in luogo di tortura, di sopraffazione e di morte. Per colpa di qualche migliaia di “nuovi barbari” , feroci e senza umanità. Ora è così come si vede in foto. La natura se ne sta riappropriando. Sta contribuendo, alla cicatrizzazione suo malgrado ed a suo modo, delle ferite ancora aperte.

Distanza totale: 7596 m
Altitudine massima: 1163 m
Altitudine minima: 561 m
Totale salita: 391 m
Total time: 02:25:00
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Pensieri finali

Ripensadoci adesso, credo che sia giusto che rimanga così come è. Che sia importante, potervi “passeggiare” liberamente, come abbiamo fatto noi. Direi, un ennesimo luogo di Sarajevo, dove fermarsi a pensare e un pò a “filosofare” . Su quanto l’uomo è capace di costruire e poi, in un attimo, distruggere.

Su quanto sottile sia sempre il confine tra un bene (possibile ma fragile) ed un male (concreto e reale).

Fare Trekking a Sarajevo, è anche questo e poche città al mondo possono offrire queste emozioni.

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