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War Childhood Museum Sarajevo

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War Childhood Museum Sarajevo

Ad inizio 2017 é stato inaugurato il War Childhood Museum Sarajevo – Muzej ratnog djetinjstva. E’ un’iniziativa privata e davvero non è il solito museo di guerra. Entriamo e ci accolgono tre giovani ragazze.

Il Benvenuto alla reception

La più spigliata e carina, ci chiede come siamo venuti a conoscenza della mostra e da dove veniamo. Una volta compresa la nostra origine, inizia a parlare un italiano praticamente perfetto. Lei viene da Koper – Capodistria. Esordiamo con qualche parola di sloveno e rompiamo subito il ghiaccio. Ridiamo, facciamo qualche sketch divertente  ed entriamo subito in armonia.

Ci rammarichiamo con lei del fatto che è stato un pò difficile trovare il museo. Ci risponde che purtroppo, la municipalità di Sarajevo non ha ancora concesso il permesso di installare nelle strade dei dintorni, delle tabelle indicative del museo. Pessima esempio di mala Burocrazia Bosniaca!

Lo scopo del museo

Con entusiasmo e simpatia straripante, ci spiega l’idea che ha spinto alla creazione di questo museo. Tutto è partito dalla raccolta delle testimonianze di persone che durante l’assedio di Sarajevo (1992-1996) erano bambini.  Dalla loro vita di tutti i giorni,  sotto le bombe, con viveri ed acqua razionati.

Ognuno di loro ha voluto lasciare un oggetto che rappresentasse qualcosa di quegli anni terribili e nello stesso tempo che fosse espressione del suo attaccamento alla vita. Un oggetto per esprimere la normalità anche nell’assurdità e atrocità totali di quegli interminali 1425 giorni.

 

War Childhood Museum Sarajevo
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Il contenuto del museo

Ed ecco allora che nelle teche,  trovano spazio un peluche che ricorda un fratello strappato dalle mani della madre ed ucciso barbaramente. Vestiti. Foto. Le scarpe per ginnastica ritmica. Una barbie. Un vestito portato dal nonno, la notte di Natale. Una tanica per l’acqua. Un fornello artigianale che serviva per scaldarsi e per prepararsi qualcosa da mangiare. Un berrettino dell’Adidas con un buco a memoria di quel 22 gennaio 1994. La mela che racchiudeva una mina. Una bicicletta. Tutto per dare testimonianza a ciò e a chi non finisce mai nei libri di storia. E poi video con racconti ed interviste ai protagonisti.

L’intento della mostra War Childhood Museum Sarajevo è davvero encomiabile. Lo spirito è quasi salvifico. Ricordare, attraverso degli oggetti, rielaborare per poter continuare a vivere. Per superare i traumi e le angoscie di tutti quegli adolescenti o bambini che hanno vissuto durante gli anni della loro infanzia delle esperienze terribili ed incancellabili nelle loro menti.


I bambini che giocano

Durante la nostra visita, filtravano dall’esterno le voci spensierate e felici dei bambini che giocavano a pallone davanti all’entrata del museo. Non poteva esserci un messaggio di speranza, di voglia di normalità più grande.


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