Percorsi in bicicletta tra Collio, Carso ed Isonzo… sui luoghi della Grande Guerra nella provincia di Gorizia…
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il crinale del Vrh nad Peski

Salita al Batognica e Vrh nad Peski

Tempo Lettura: 4 min

Vrh nad Peski, la Cima sopra la sabbia? Qualche giorno si sente forte il bisogno, di staccarsi da terra per librarsi in volo. Oggi è uno di questi giorni, dove il richiamo della montagna diventa così forte che decido di alzarmi presto, riempire lo zaino, la borraccia e salire in auto e partire… Da solo, perchè, talvolta, la solitudine diventa veicolo per afferrare sensazioni, che possono sfuggire se c’è confusione.

La giornata è stupenda, fresca ma non troppo, il parcheggio di Planina Kuhinja oltre l’abitato di Krn, è in pieno fermento di camminatori. In comitiva scelgono la strada di sinistra, per salire sul lungo “Lavador” del Krn. Ci sono già stato con Luciano e Marco lassù, sono passati tanti anni, forse una ventina. Mi sovviene il ricordo di una Lada sgangherata che saliva con noi, poi ad un certo punto il suo motore deve aver esalato il suo ultimo respiro oppure aveva solo corso troppo veloce… Non mi oriento più, ci sono tante costruzioni nuove, ben integrate nel paesaggio, gli amici sloveni sanno fare le cose per bene.

La salita

Per una volta, opto per la strada di destra e salgo su di una bella carrareccia, tra vacche al pascolo e giungo abbastanza dolcemente a Planina Leskovca dove la strada termina e inizia il sentiero. Guadagno quota velocemente e mi faccio spazio tra piante di lamponi che, avidamente, privo del loro frutto rosso. Dopo circa un’ora e un quarto arrivo nel vallone dove è posto il bivio per la salita al Rdeči rob che lascio a destra, per prendere invece, a sinistra, il sentiero che prosegue con direzione Krn.

Supero una sella e mi si apre il mondo. Il vallone di  Lužnici in tutta la sua grandezza e maestosità. Solo pietra e calcare e poco più in basso il meraviglioso lago glaciale di un blu smeraldo. Il sentiero prosegue tagliando il vallone, il sole illumina la pietra abbagliandomi. Davanti a me c’è qualcuno che sale, prima forma umana che incontro lungo il tragitto. Poco dopo, una vipera scivola via veloce, un metro davanti ai miei piedi, non era interessata ad approfondire la mia conoscenza. E’ un ambiente alpino incontaminato, non sento la stanchezza e arrivo al Batognisko Sedlo. Vedo un sentiero che taglia tutto il lato sud del Vrh nad Peski.

Decido di prenderlo. Mi sento rinascere in questa pietra bianca, davanti a me un’escursionista austriaca, con passo fermo e veloce mi apre la strada. Poi ad un certo punto leggo su di un masso, “Vrh nad Peski” e così svolto decisamente a sinistra e comincio a salire. Il respiro inizia a farsi più affannoso. Arrivo alla selletta ed il panorama si apre verso le Alpi slovene. Sotto di me vedo gallerie scavate dagli austriaci. Quassù gli italiani non arrivarono mai. Proseguo in cresta e giungo con qualche breve passaggio esposto, in cima al Vrh nad Peski.

Vrh nad Peski – Il Nido del Condor

Sono sul “Nido del Condor”, postazione di vedetta austriaca. La vista è grandiosa e dominante. Il Krn e la Batognica fanno bella mostra di sè, vedo appena il rifugio sulla cima del Monte Nero, nuvole salgono dalla pianura, lungo il Lavador del Monte Nero. Sono il primo, arrivato fin quassù oggi. Lo desumo dal libro di vetta contenuto nella miniatura del Aljažev stolp posto appena sotto la cima.

Mi fermo e respiro profondamente. Mi sento niente, un microbo in un oceano di pietra e montagne. Ascolto il silenzio profondo, prendere il sopravvento sul mio respiro. La grandezza immutabile della montagna, la mia piccola impronta, una vita fugace la mia, che potrà durare 50 o 80 anni, chissà, ma che è sempre un battito di ciglia. Se la confronto con le ere geologiche che hanno creato questo paradiso. Ma proprio perchè la vita dura così poco, sento che non si può sprecarla e va vissuta, istante dopo istante. Condivisa solo con chi ti dà EMOZIONI e non con chi parla e avanza buoni propositi e poi concretamente non ti comunica nulla. Penso a chi mi dà forza e voglia di vivere, a chi mi fa piangere, a chi mi fa sentire vivo, ogni volta che posso incrociare i suoi occhi, a quando posso abbracciarla forte. Quanto vorrei fosse qui con me, ADESSO

Riprendo lo zaino e mi rivesto dei miei panni. Scendo leggero e ritorno in breve alla Sella tra Batognica e Vrh nad Peski. Decido di salire verso il Monte Rosso – Batognica. Inizia la parte storica dell’itinerario. In ogni dove resti arrugginiti di bombe, filo spinato. I miei piedi camminano sul terreno aspramente conteso durante il primo conflitto mondiale. I due trinceroni, austriaco e italiano, erano divisi da poche diecine di metri, e qui si combattè senza soluzione di continuità, per più di due anni.

4100 kg di nitroglicerina

Leggo una targa, scritta in sloveno, su di un grande masso. Questo è il luogo dove gli austriaci fecero brillare una carica di 4100 kg di nitroglicerina il 24 settembre 1917, un mese prima della disfatta di Caporetto. Tutto saltò in aria, i grandi massi , sparsi ovunque, ne sono una testimonianza tangibile. Quanti fratelli morirono qua, sento le loro grida, i loro lamenti, le loro richiesti di aiuto. Ora invece un gregge di pecore bruca e pascola, tranquillamente, fra questi sassi. Il belato degli agnellini e lo sterco a concimare la terra, bagnata di rosso sangue. Per un secondo penso alla reincarnazione, o all’agnello sacrificale, o al gregge che segue sempre, senza pensare il capo di turno. Mi fermo dentro il gregge e chiudo gli occhi come un pastore errante.

Riprendo il sentiero e inizio a scendere. Dopo poco imbocco la scaletta scavata dagli alpini tra la sella del Krn e il Monte Rosso. Gli amici di Tolmino, l’hanno attrezzata nei punti più esposti e ora è facile scendere. E’ un capolavoro di braccia e mani di scalpellini, venuti da tutta Italia a combattere e morire fin quassù. Scendo alla sella e sento la stanchezza affiorare. Desisto dall’ultima salita al Krn Monte Nero, sarebbe troppo per le mie gambe poco allenate. Prendo il sentiero che taglia tutto il versante sud del Krn. Quanto è stancante la discesa…

Dopo un’oretta e mezza di discesa sono di nuovo tra le malghe Planina Slapnik. Inizia a piovere e decido di proseguire sulla strada cementata anzichè tagliare ripido lungo il sentiero. I piedi mi fanno male e il terreno è troppo scivoloso. Arrivo senza energia finalmente al posteggio ma prima bevo una birretta al rifugio Koča na Planina Kuhinja … Ne avevo proprio bisogno….

Distanza totale: 15835 m
Altitudine massima: 2177 m
Altitudine minima: 980 m
Totale salita: 1518 m
Total time: 05:49:31
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Panoramica dalla trincea del Batognica verso le Alpi Giulie Slovene

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