Percorsi in bicicletta tra Collio, Carso ed Isonzo… sui luoghi della Grande Guerra nella provincia di Gorizia…
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Sarajevo centro del Mondo di Dževad Karahasan diario di un trasloco

Tempo Lettura: 3 min

Sarajevo centro del Mondo di Dževad Karahasan diario di un trasloco. “Continueremo, i miei concittadini ed io, nei prossimi cinquecento anni, la notte di ogni festa e nelle notti in cui comincia un giorno che vorremmo bello, a pronunciare come sogno, giuramento e preghiera: l’anno prossimo a Sarajevo! E la nostra Sarajevo, sempre più lontana da noi e da questo mondo, ci illuminerà dall’alto con un raggio di significato e speranza”.

Inizio dalla fine. Sarajevo centro del Mondo di Dževad Karahasan – diario di un trasloco è un libro denso e pregno di significati. Attraverso una forma di dialogo continuo con il lettore, l’autore fa emergere dalle sue pagine.

Karahasan si interroga sulle responsabilità della letteratura sulla tragedia di Sarajevo. Sulla distruzione della sua città perpetrata dalle milizie serbe nei quattro interminabili anni dell’assedio.

“L’indifferenza del mondo è scaturita da un’ “arte indifferente” che ha estetizzato la sua componente etica. Che in nome di un’arrogante bellezza ha rinunciato alle sue responsabilità etiche…”

“La letteratura deve difendere l’unicità del mondo e dell’uomo: altrimenti cessa di essere vera letteratura e diventa abuso dell’abilità e del mestiere letterario.”

“Non dobbiamo infatti dimenticare che il mondo è prima scritto e poi detto, e solo dopo diventa materiale. E non dimentichiamo che io arrivo da un paese distrutto. Dio, come fare a dimenticarlo anche soltanto per un attimo?”

Sarajevo_Vijećnica
da Aktron / Wikimedia La Biblioteca Nazionale e Universitaria di Sarajevo – Vijećnica

La distruzione della Biblioteca Nazionale e Universitaria – Vijećnica dell’agosto 1992, è una tragedia simbolica, il “terremoto” per l’autore. La sua poetica, la sua missione, da quel momento è e sarà la ricostruzione di una cultura sulle macerie.

“Scrivendo un testo t’iscrivi in una catena molto lunga (forse interminabile?) di testi che formulano le tue stesse domande in modo diverso. Con voce diversa, ma con una certa corrispondenza con il tuo modo di porle. In questo modo aggiungi una replica, più o meno visibile, più o meno essenziale, al dialogo che è in corso da quando si parla e si scrive e che forse durerà finchè c’è vita.”

Tutto questo discorso, si interseca alla realtà dei fatti vissuti in prima persona dall’autore nei primi anni dell’assedio della città. Nel ricordo della Sarajevo perduta, dei suoi cinquecento anni di storia, così drammaticamente interrotti. Nel periodo in cui, è stata creata l’unicità di Sarajevo, il convivere “drammatico”. Contrapposto ma pacifico di quattro comunità religiose, nelle sue mahale (quartieri).  Questa tensione, questo gioco di contrapposizioni, di pesi e contrappesi. Il rispecchiarsi in sè stessi e negli altri. L’aperto/chiuso, esterno/interno, la tensione tra fuori e dentro, che erano le fondamenta della esistenza della città.  “… un microcosmo, centro del mondo che, come ogni centro secondo l’insegnamento degli esoterici, contiene tutto il mondo.”

E’ un libro meraviglioso, che ti pone interrogativi, che cerca il dialogo continuo con il lettore. E’ un diario ma è anche un racconto a più livelli.

Attraverso l’attimo del bacio dell’attore della mano massacrata dell’attrice, nello spettacolo rappresentato in un teatro durante l’assedio. L’autore ci fa partecipi della sua esperienza “che esiste una forma più profonda e del tutto diversa di verità interiore dell’opera d’arte. Quella che viene realizzata solamente quando l’arte si difende e si dimostra la realtà degli uomini vivi e la realtà del bisogno di vivere come esseri culturali”.

By Mikhail Evstafiev - Mikhail Evstafiev, CC BY-SA 3.0, da wikimedia
By Mikhail Evstafiev – Mikhail Evstafiev, CC BY-SA 3.0, da wikimedia Vedran Smailović suona il violoncello nella Biblioteca Nazionale distrutta nel 1992

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